Demolire riqualificando

Il Waterfront di Levante di Genova è destinato ad essere "la porta" del nuovo distretto multifunzionale della città. Armofer è intervenuta per lo stripout, la bonifica delle passività ambientali e per le demolizioni parziali delle scale in cemento armato, delle facciate e delle tribune interne. Aperto a inizio 2021, il cantiere ha inaugurato il 60° anno di attività dell'azienda

Sono ormai in procinto di concludersi definitivamente i lavori di recupero e riqualificazione del Palazzetto dello Sport di Genova, primo passo di un progetto molto più grande consegnato da Renzo Piano nel 2017 al Comune di Genova: il disegno del Waterfront di Levante, che corrisponde all'intero quartiere fieristico.
Il Palazzetto dello Sport si trova all'interno dell'Area Fieristica di Genova, una zona di grande rilevanza economica per la città (si pensi solo alla Fiera Nautica Internazionale di Genova). L'area è stata oggetto di imponenti progetti, come già quello del Porto Antico, completamente trasformato sempre dall'architetto Renzo Piano negli anni 1992-2004. (Nel 1992 Genova ha visto le celebrazioni per i 500 anni dalla scoperta dell'America e nel 2004 la città è stata dichiarata Capitale Europea della Cultura). Nella visione dell'architetto c'era la radicale trasformazione della Fiera e della viabilità connessa, la realizzazione di una nuova Darsena e il rilancio del quartiere fieristico.
Le operazioni sono state promosse da CDS Waterfront per il Comune di Genova, la progettazione architettonica è di Starching (Milano), il concept architettura di Open Building Research (Milano), il concept interior dello studio L35 architects di Barcellona. Per quanto riguarda il cantiere, il Committente è CDS Costruzioni, Impresa di costruzioni della Holding che si è aggiudicata la gara, mentre i lavori sono stati affidati ad Armofer, sotto la direzione tecnica di cantiere di Stefano Cinerari.


Il padiglione

Il "padiglione S" della Fiera di Genova, icona genovese nota come "disco volante", è una moderna struttura in cemento armato dei primi anni Sessanta. Si tratta della prima grande tensostruttura realizzata in Europa, un'arena coperta inaugurata nel 1962, progettata per ospitare circa 10.000 spettatori. L'edificio è articolato su tre livelli, ha un diametro di 160 metri, possiede due gallerie e copre una superficie espositiva di circa 31.000 m², che lo rende tra le più grandi strutture indoor dedicate allo sport mai costruite in Italia. L'edificio è dismesso da diversi anni.
La pianta è circolare, con diametro esterno di 160 m; è costituito da 47 coppie di pilastri circolari disposti su cerchi di 132 m e di 113 m di diametro. In corrispondenza dell'ingresso Nord, la 48° coppia di pilastri non è stata realizzata e la struttura superiore è "appesa" a tiranti, anziché sorretta da pilastri. I pilastri hanno diametro 105 cm (cerchio esterno) e 95 cm (cerchio interno).


L'intervento

Le attività previste per l'intervento e i lavori affidati ad Armofer hanno riguardato la demolizione dei corpi scale di emergenza esterni e delle tribune all'interno del palasport, oltre a interventi di stripout interno e di bonifica ambientale degli impianti ormai obsoleti.
Le demolizioni dei vani scale in cemento armato sono state affrontate con tecnica top-down, con l'ausilio di escavatori cingolati in allestimento da demolizione, con bracci di altezza opportuna per poter mantenere la distanza di sicurezza dal fronte di demolizione e attrezzature idrauliche. Con il medesimo equipaggiamento è stata realizzata anche la rimozione delle tamponature di rivestimento esterne alla struttura (pannelli in fibra di legno rivestiti in lastre di metallo).

Durante tutte le fasi della demolizione, Armofer è intervenuta osservando rigorose procedure di controllo ambientale volte a contenere proiezioni e polveri e minimizzare l'impatto con l'ambiente circostante. Forte di una solida e lunga tradizione di interventi di demolizione di strutture in contesti delicati o sensibili, come ospedali, strutture storiche, contesti urbani, Armofer può offrire oggi in tutti i cantieri i più elevati standard di controllo ambientale.

L'approccio stesso al cantiere in contesto urbano è basato sulla delicatezza degli interventi, la necessità prioritaria di evitare collassi strutturali difficilmente controllabili. La demolizione si configura in questi contesti come uno smontaggio controllato, spesso preceduto dalla rimozione selettiva di parti specifiche per tipologie (in modo da facilitare la cernita del materiale di risulta) e in entrambi i casi evitando proiezioni di materiale: i blocchi o pezzi di struttura vengono letteralmente "accompagnati" a terra e messi a cumulo per contenere la proiezione di polveri. Il controllo ambientale è comunque garantito anche da cannon fog a basso consumo idrico.

L'escavatore ha proceduto dunque allo smontaggio e rimozione della lamina in alluminio che ricopriva le facciate; in seguito ha demolito la tamponatura leggera e il suo sostegno metallico, separando già i materiali in fase di smontaggio per il corretto recupero.
Successivamente, all'interno della struttura sportiva, Armofer ha proseguito con lo stripout dei vecchi impianti e degli arredi (i sedili delle tribune) e in ultimo con la demolizione delle tribune, le quali hanno dovuto essere prima bonificate, per la presenza di tubazioni di areazione in manufatti di cemento-amianto in matrice compatta, annegato nel cemento delle tribune stesse. Durante i lavori e al termine della demolizione tutto il materiale di risulta è stato accuratamente frantumato con escavatori idraulici muniti di frantumatori al fine di separare il cemento dal ferro e avviarli correttamente al recupero.


La Bonifica

Per garantire la massima sicurezza durante le operazioni di bonifica ambientale, Armofer ha allestito al centro del palazzetto una ampia camera di confinamento, realizzata con strutture in acciaio a tubo e giunto e confinata a norma di legge con doppio telo in PVC e infine collaudata perché fosse perfettamente a tenuta. La camera, sufficientemente grande per poter lavorare all'interno anche con i mezzi meccanici, è stata confinata staticamente e dinamicamente, ovvero mantenuta in leggera depressione interna, grazie a impianti industriali di estrazione forzata dell'aria e opportuna filtrazione.
All'interno di questa struttura dotata di unità di trattamento materiali (UDM) e di unità di trattamento del personale (UDP) sono state comodamente bonificate fuori opera, secondo rigorose procedure, tutte le tubazioni di areazione e gli impianti e altri materiali rimossi contenenti amianto (MCA).
Per la bonifica delle tribune, nei cui condotti era presente materiale contenente amianto in matrice compatta, si è proceduto sigillando puntualmente ogni condotto. Una volta così bonificato, i tecnici hanno operato un'attenta demolizione controllata con attrezzature per il carotaggio del cemento armato, prelevando carote del diametro opportuno per asportare i MCA sigillati in tutta sicurezza e avviarli al corretto imballaggio e smaltimento secondo normative.


Mezzi e tecnologie utilizzati

Per affrontare la demolizione primaria del cemento armato Armofer ha scelto di portare in cantiere uno dei mezzi più nuovi della sua ampia flotta. Si tratta di un escavatore idraulico UHD (Ultra High Demolition) Caterpillar 340, che raggiunge l'altezza operativa di 22 m al perno, classe di peso 45 ton, con cabina tiltabile per agevolare il controllo dell'operatività in altezza. L'escavatore è stato equipaggiato con pinza idraulica per il calcestruzzo. La macchina monta a bordo anche un sistema integrato di controllo dei parametri di sicurezza per l'operatore in cabina, con regolazione del braccio e della distanza operativa dal fronte di demolizione. In questo modo, con macchine sempre aggiornate e dotate dei sistemi di controllo di ultima generazione, Armofer è in grado di garantire elevati standard di sicurezza.
In questo modo è stata messa a punto l'elegante struttura portante in cemento armato che sarà mantenuta nel nuovo progetto.


La parola a stefano cinerari

Il 2021 è un anno particolarmente importante per Armofer. Ci spiega perché?
Sì, quest’anno la nostra Azienda festeggia il 60° anno di attività. E’ un traguardo molto importante del quale siamo orgogliosi, anche perché ci vede, come tutti, affrontare questo periodo di grande difficoltà a causa della crisi legata alla pandemia in corso. Siamo felici di iniziare l’anno con questo cantiere così significativo e particolare, in questo caso al fianco di CDS Costruzioni per Genova.

Un cantiere importante, “sotto gli occhi di tutti”: come lo si affronta?

Questo, proprio sul mare, presso la Fiera di Genova, è un cantiere molto delicato, proprio perché è un simbolo per la città; inoltre è un manufatto di qualità anche estetica che si vuole preservare, un simbolo degli anni Sessanta e delle incredibili possibilità strutturali ed estetiche dell’allora “nuovo” cemento armato. Infine, ma non certo ultimo, è compreso oggi in un grande progetto di riqualificazione urbana. Occorre dunque intervenire con grande attenzione e rispetto; diciamo che queste operazioni “scrivono” la storia della città.

Entrando nel merito tecnico del Palazzetto: quali problematiche e quali difficoltà?

Il Palazzetto dello Sport di Genova è un’opera leggera, delicata, una grande tensostruttura. Gli interventi che ci sono stati affidati sono quel che oggi si chiama “restyling”, ovvero demolizioni parziali, interventi puntuali, stripout per adeguare il manufatto al nuovo progetto salvaguardandone alcune parti. Potremmo dire che è un lavoro di alta precisione. Occorre disporre delle tecnologie appropriate per ogni fase di lavoro e anche per l’organizzazione e la logistica del cantiere (approvvigionamenti e smaltimenti), in modo da non gravare sul traffico di una realtà che è già a livelli elevati di stress.
Inoltre i vincoli ambientali sono molti, come sempre quando si interviene nel tessuto urbano: siamo in un’area abitata e frequentata, con auto e trasporto pubblico nei pressi e, ovviamente, la Municipalità ha richiesto gli standard massimi di sicurezza per il cantiere, per l’ambiente, per i cittadini. Siamo dunque presenti con le più aggiornate tecnologie con squadre di tecnici non solo di lunga esperienza, ma continuamente in formazione.