Top Utility 2019 il futuro sostenibile

Secondo il rapporto Top Utility, giunto ormai alla settima edizione, le 100 maggiori aziende italiane di gestione dei servizi pubblici locali costituiscono un asse portante del Paese, contribuendo con infrastrutture e servizi allo sviluppo economico, alla sostenibilità ambientale e al progresso sociale, creando valore per i cittadini e il territorio

Se c'è un pezzo di economia italiana che funziona, sono le utility. Dall'acqua, all'energia, ai rifiuti le società di pubblica utilità, municipalizzate e non, sembrano godere di ottima salute. Lo dice l'ultimo rapporto Top Utility 2019, realizzato da Althesys, che ha passato in rassegna le maggiori 100 utility italiane, verificandone fatturato, qualità dei servizi offerti e volume di investimenti, ma anche la capacità di comunicazione con la clientela, che non è poca cosa.
Le Top 100 hanno prodotto nel 2017 un giro d'affari di quasi 112 miliardi di euro, pari al 6,5% del PIL italiano, con una forza lavoro di quasi 142.000 persone. L'indagine valuta in maniera integrata gli aspetti economici-finanziari, industriali, tecnologici, sociali e ambientali che caratterizzano la gestione delle utility, attraverso una matrice di 222 indicatori quantitativi e qualitativi articolati su molteplici aree.
"L'analisi restituisce l'immagine di un settore vivo - si legge nell'introduzione del rapporto - che, seppur polarizzato tra alcuni grandi gruppi e molte piccole imprese radicate sul territorio, prosegue in un cammino di consolidamento e miglioramento delle performance".
Fattore comune che spicca in questa edizione è la sostenibilità, intesa come motore di sviluppo non solo delle imprese, ma del territorio e del Paese. Lo studio, coordinato da Alessandro Marangoni, CEO di Althesys, evidenzia una crescente convergenza tra innovazione, qualità dei servizi ai cittadini e sostenibilità, attribuendo un significato nuovo a questo concetto che proietta le utility verso il futuro. Per questo motivo le politiche, gli strumenti per l'ambiente e la CSR (Corporate Social Responsibility - ossia la responsabilità sociale d'impresa) sono sempre più al centro delle strategie industriali delle utility italiane volte a creare valore per tutti gli stakeholder.
Come già anticipato, le realtà di grandi dimensioni sono ancora poche (solo il 12% supera il miliardo di euro di ricavi) mentre sono assai più numerose le medio-piccole imprese dalla forte vocazione territoriale (ben il 53% ha ricavi inferiori ai 100 milioni).
Delle utility prese in esame, il 67% delle aziende è a capitale interamente pubblico, il 20% è misto, il 9% è quotato in borsa e solo il restante 4% è privato. Si tratta soprattutto di monoutility del settore idrico (33%), multiutility (32%) ed aziende di servizi ambientali (23%), con una minoranza di imprese attive solo nella distribuzione/vendita di gas (4%) e grandi player energetici nazionali e internazionali. Escludendo questi ultimi, la crescita dei ricavi delle local utility è stata del 4,2% tra il 2016 e il 2017.
Queste 100 aziende rappresentano, nel loro insieme, una parte consistente dei mercati di riferimento. Coprono infatti il 50,6% dell'energia elettrica generata in Italia e il 70,2% delle vendite finali (fonte ARERA), ovvero il 42,6% dei volumi di gas distribuiti e il 65,6% di quelli venduti (dati ARERA), il 70,2% dell'acqua distribuita (ISTAT) e il 43% dei rifiuti urbani raccolti (ISPRA).

Le performance operative
Il quadro d'insieme delle prestazioni nelle attività tipiche di produzione ed erogazione dei servizi delle Top 100 conferma il trend di miglioramento, già evidenziato nelle precedenti edizioni, nei settori ambientali (acqua e rifiuti) e la sostanziale stabilità di quelli energetici.
Nel servizio idrico integrato, il tasso di perdite di rete delle Top 100 rimane nettamente migliore della media nazionale. Si attestano, infatti, al 30% contro il 38,2% medio italiano (fonte Istat) e in progresso di due punti percentuali rispetto al 2016 e di quattro rispetto al 2015. Nella depurazione peggiora il rendimento degli impianti (86% di COD - Chemical Oxygen Demand - rimosso), pur restando di otto punti superiore al 2015. Al contrario, aumenta la percentuale di utenti collegata ai depuratori, che tocca il 91%.
I servizi ambientali segnano un ulteriore passo in avanti rispetto alla scorsa edizione. La raccolta differenziata cresce di cinque punti, arrivando al 63% rispetto alla media nazionale (fonte ISPRA), sostenuta anche dall'adozione di sistemi di raccolta prevalentemente porta a porta (68% delle aziende). Il tasso di applicazione di sistemi di tariffazione puntuale sale al 34% rispetto al 31% del 2016, un dato certamente superiore alla media nazionale, che testimonia come le aziende stiano puntando su questa soluzione per migliorare l'efficienza della raccolta.
Nel settore della distribuzione del gas sale la quota di rete in bassa pressione ispezionata (che passa dall'84% al 90%), ma lo stesso indicatore scende per la media/alta pressione (da 87% a 82%). I tempi medi di esecuzione di lavori semplici e di attivazione della fornitura aumentano lievemente: rispettivamente da 4,8 a 5,4 giorni e da 3,16 a 3,24 giorni, mentre la percentuale di rispetto dei tempi stabiliti dall'Autorità rimane invariata in entrambe le fattispecie (rispettivamente 97% e 100%).
Il comparto dell'energia elettrica mostra risultati coerenti con quelli degli anni precedenti. Pressoché stabile la tempistica media di esecuzione dei lavori semplici (5,9 giorni anziché 5,8), mentre sale la percentuale di prestazioni effettuate entro gli standard richiesti da ARERA, dal 93% del 2016 al 95% del 2017. Migliora l'attivazione della fornitura (tempo medio di esecuzione di 1 giorno, rispetto a 1,3 del 2016, con il 98% di rispetto degli standard ARERA), mentre peggiorano leggermente le performance sui tempi di ripristino della fornitura a seguito di guasto ed aumentano i tempi di esecuzione delle prestazioni: da 1,3 a 1,4 giorni.

Gli investimenti
Il patrimonio tecnologico delle Top 100 ha visto nel 2017 importanti progressi, con una crescita rilevante degli investimenti in impianti, reti ed attrezzature che hanno raggiunto i 5,7 miliardi di euro, contro i 4,5 miliardi del 2016. È un balzo, a perimetro omogeneo, del 25,6% rispetto all'anno precedente. "Si tratta di un dato eclatante che rappresenta lo 0,3% del PIL nazionale e l'1,9% degli investimenti fissi lordi realizzati in Italia nel 2017", ha sottolineato Alessandro Marangoni, CEO di Althesys.
La scomposizione degli investimenti per tipo di azienda evidenzia una netta prevalenza di quelle del settore elettrico e delle multiutility, generalmente di maggiori dimensioni e con una superiore capacità di investimento.
In particolare, lo studio mostra come il dato relativo alle aziende del settore elettrico sia stato pari a circa 2,6 miliardi di euro, (45,8% del totale, in crescita del +32% sul 2016), mentre le multiutility hanno sfiorato i 2 miliardi (+20,9% sul 2016). Anche le monoutility dell'idrico, dei rifiuti e del gas hanno evidenziato importanti risultati. I 916 milioni di euro di investimenti delle imprese del sistema idrico (+21,1% sul 2016) testimoniano gli sforzi in atto per migliorare la qualità delle reti e del servizio ai cittadini, confermati anche dalle ultime performance operative. Le monoutility dei rifiuti hanno superato i 100 milioni di investimenti (106,3 milioni ossia un +14,7% sul 2016), mentre quelle del gas seguono a poca distanza (86,7 milioni ossia un +14,5%).
Il peso degli investimenti sul fatturato è aumentato nel 2017, passando dal 4% medio del 2016, +5,1% dell'ultimo anno, con trend in crescita per tutte le tipologie aziendali.
Gli investimenti delle imprese del settore elettrico coprono solamente il 3,3% del fatturato, quota comunque in forte aumento rispetto all'edizione precedente.
Le aziende che invece mostrano l'investimento medio più alto per abitante sono le monoutility idriche con 37,1 euro, il 40% in più del valore dell'anno precedente (26,2 euro). Per le sole multiutility attive nel servizio idrico questo dato aumenta ulteriormente, toccando i 47,6 euro per abitante. Gli investimenti pro capite nel "waste management" ammontano, invece, a 9,4 euro/abitante per le monoutility, di fronte ai 19,4 delle multiutility attive nel medesimo settore.

La ricerca e l'innovazione
Innovazione e ricerca stanno diventando, come per tutte le imprese, fattori sempre più strategici nei piani industriali delle utility. La tendenza, soprattutto da parte delle aziende più grandi, è lo sviluppo di approcci cooperativi e di open innovation, anche attraverso collaborazioni con start up innovative. In molti casi le attività di ricerca sono svolte sia internamente che esternamente (41,9%), il 27,9% si rivolge a terzi (università, centri di ricerca, società specializzate e fornitori di tecnologia), mentre appena il 20,9% realizza al proprio interno tutte le attività di R&S. Dall'analisi si evince anche che tra il 62,8% di aziende che si occupa direttamente di innovazione, il 48,1% è dotata di una struttura dedicata, che da sola impiega lo 0,6% delle risorse umane. Nel restante 51,9% invece, i progetti sono sviluppati direttamente dalle singole business unit.
Prosegue, poi, l'impegno sul fronte della digitalizzazione. Le imprese paiono ormai coscienti della rivoluzione apportata da IoT, Big Data Analytics, smart technologies, etc. e l'indagine mostra come nel 2017 il 74,4% delle aziende possieda sistemi già operativi o in fase di realizzazione per la raccolta e gestione dei dati di impianti, infrastrutture e forza lavoro mediante strumenti ICT (Information and Communications Technology), mentre il 32,6% ha dichiarato di avere dei progetti in fase di studio. Solo il 7% delle utility ritiene sufficienti i sistemi esistenti, mentre per le altre questi sono oggetto di rinnovamento.
Per concludere, "l'analisi evidenzia la centralità del settore dei servizi di pubblica utilità per l'intero sistema-Paese e lo sforzo prodotto dalle imprese sul fronte dell'efficienza e delle tecnologie per migliorare infrastrutture, impianti e reti testimonia l'evidente volontà delle aziende di scommettere sul futuro, oggi messo in discussione dalla proposta di Legge sull'acqua, che potrebbe cancellare investimenti ed eccellenze". n

Il rapporto completo può essere visionato all'indirizzo: http://www.toputility.it/wp-content/uploads/2014/11/Sintesi-dei-risultati-Top-Utility-VII-ed.-.pdf

 

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