Sulla gestione delle macerie generate da terremoti in Italia

Tre esperienze a confronto per arrivare a delineare modalità corrette ed efficaci

Introduzione
La gestione dei rifiuti inerti da costruzione e demolizione in generale e delle macerie generate da un evento sismico in particolare rappresenta una delle tematiche ambientali più importanti, sia per le criticità tecniche relative alla movimentazione di ingenti quantitativi di materiali, sia per le importanti implicazioni sociali, normative ed economiche connesse. In questo caso la gestione dei rifiuti, unita a una pianificazione delle tempistiche e delle procedure di intervento, assume anche una connotazione di urgenza con conseguenti considerevoli criticità socio-sanitarie, di sicurezza, di rispetto delle norme nonché di tutela ambientale e di sostenibilità economica.
Il tema appare di drammatica attualità specialmente in Italia, in relazione ai purtroppo assai frequenti terremoti che affliggono il nostro Paese.
Questa breve nota vuole offrire una sintetica, e certamente non esaustiva, carrellata di esperienze recenti con l'intento di sollecitare una riflessione su quelle che potrebbero diventare modalità corrette ed efficaci di gestione delle macerie.


L'esperienza dell'Aquila

Con il sisma dell'Aquila, si pose per la prima volta un serio quesito in merito agli obblighi di controllo e tracciabilità dei rifiuti nonché agli obiettivi di recupero e riciclo che si andavano delineando a livello europeo con la direttiva 2008/98/CE (recepita in seguito in Italia con il Dlgs 205/2010). I detriti prodotti da un terremoto sono molto eterogenei, i volumi enormi e i tempi di rimozione stretti; soprattutto nella prima fase, quando si devono affrontare cumuli di macerie provocate dai crolli o dalle demolizioni di edifici pericolanti, le strutture murarie si uniscono agli arredi e a materiali di varia natura, quali legno, plastiche, metalli, vetri, tessuti. Di fatto si tratterebbe di un rifiuto difficilmente gestibile con la normativa ordinaria, perché le sue caratteristiche indistinte ne dovrebbero prevedere lo smaltimento indifferenziato in discarica, non essendo concepibile che siano mescolate frazioni con caratteristiche merceologiche completamente differenti.
In Abruzzo nacque una soluzione normativa ad hoc1, che verrà applicata anche in seguito: in deroga alla normativa nazionale, si concede di classificare le macerie pubbliche con il codice generico 200399, normalmente attribuito ai rifiuti solidi urbani. Ciononostante, la loro movimentazione, pianificata sulla base di un "Piano per la gestione delle macerie e rocce da scavo derivanti dagli interventi di prima emergenza e ricostruzione"2 , avvenne in tempi molto lunghi. Per l'Aquila e i comuni del cratere la gestione dei volumi della filiera pubblica fu affidata alla locale società multiservizi, con il supporto, nella fase di rimozione, di Vigili del Fuoco e Esercito Italiano; la destinazione provvisoria scelta fu un unico sito di ex cava di capacità sufficiente ad accogliere l'intero quantitativo previsto di macerie pubbliche.
Le disposizioni commissariali successive introdussero nuove modalità di rimozione e gestione delle macerie anche private (qualificate come rifiuti speciali e gestite nell'ambito del circuito ordinario di recupero/smaltimento con codici CER 17), prevedendo la realizzazione di piazzole di selezione-trasferenza, nelle quali conferire in modo differenziato i materiali prodotti dai crolli e dalle successive demolizioni. Le operazioni di selezione dovevano essere effettuate in modo da garantire il recupero dei beni di interesse architettonico e storico-culturale, degli oggetti di valore e la differenziazione dei residui al fine di favorire la messa in sicurezza dei rifiuti pericolosi e il recupero delle frazioni recuperabili non pericolose, a loro volta suddivise in metalli misti, legno, gesso e cartongesso, ingombranti, RAEE, materiali isolanti, indifferenziato. I rifiuti selezionati dovevano essere avviati a recupero presso centri di raccolta e il sovvallo smaltito in appositi impianti autorizzati.
Con il sistema di tracciabilità adottato in Abruzzo, si iniziò a monitorare in tempo reale la rimozione delle macerie prodotte dal terremoto e specificamente quelle "derivanti dal crollo degli edifici pubblici e privati, dalle attività di demolizione e abbattimento degli edifici pericolanti a seguito di ordinanza sindacale, da interventi edilizi effettuati su incarico della pubblica amministrazione", nonché di quelli derivanti da interventi edilizi privati conseguenti al sisma del 6 aprile 2009" (co.441 art.1 L.190/2014). I dati vengono aggiornati in tempo reale dalle stesse aziende che lavorano alla rimozione. In figura 1 si riporta un grafico riassuntivo, a cura degli Uffici Speciali per la Ricostruzione dei Comuni del Cratere, i cui dati sono in via di aggiornamento per adeguamento alla normativa.
Seguendo un iter opportuno, da applicare in generale anche ad altre realtà, il materiale inerte, selezionato nei siti di prelievo oggetto di crollo o di successiva demolizione selettiva, dopo aver subito un ulteriore controllo per l'eliminazione di eventuali frazioni estranee residue, viene dapprima depositato in zone dedicate, poi avviato a processo di frantumazione e vagliatura tramite impianto mobile e infine sottoposto a campionamento ed analisi per una caratterizzazione in vista di un suo utilizzo finale. Il risultato, nel caso specifico dell'Aquila, fu la totale assenza di smaltimento in discarica: un'altissima percentuale (circa 84%), rappresentata da inerti, fu ritenuta idonea e destinata essenzialmente al ripristino ambientale della cava scelta come sito di stoccaggio delle macerie, mentre la frazione rimanente venne smaltita in impianti autorizzati di recupero, secondo le caratteristiche delle diverse frazioni merceologiche.
L'ordinanza 3923 del 2011 prevede anche da allora il coinvolgimento del Provveditore Interregionale alle Opere Pubbliche, che, accertata la compatibilità tecnica dei materiali, assicura che nella realizzazione di opere e interventi da parte delle pubbliche amministrazioni vengano impiegati i rifiuti inerti non pericolosi sottoposti a trattamento di riciclo, nonché le terre e rocce da scavo, per la realizzazione di ripristini ambientali, argini, rilevati e riempimenti.


La gestione delle macerie post sisma dell'Emilia
In occasione dell'evento sismico del 2012, la Regione Emilia Romagna decise di intervenire immediatamente con una raccolta e pulizia capillare delle aree occupate dai rifiuti e con il loro invio alle discariche autorizzate presenti sul territorio. In relazione alla gestione di fabbricati pubblici o privati, crollati interamente o in parte, ma da demolire, e poi alle richieste di agibilità da parte dei cittadini, sulla base di elenchi stilati dai sindaci, si scelse di dare priorità assoluta allo sgombero, riducendo al minimo le operazioni sui cantieri, compatibilmente con i tempi delle verifiche preventive, con un approccio sostanzialmente dettato dalle priorità del caso.
La circolare 2/2012 "Circolare sulle prime indicazioni per la gestione delle macerie in attuazione dell'art. 17 del DL 6 giugno 2012 n. 74" prevedeva che: "[...] laddove sia possibile, siano emesse disposizioni di demolizione di tipo conservativo per tipologie di materiale al fine di favorire il trattamento specifico dei cumuli preparati, massimizzando il recupero e riducendo i costi."

 

Il presente articolo è stato pubblicato a pag. 21 del n. 4/2017 di Recycling...continua a leggere

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